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Dopo la conquista di Roma e le costanti controversie con alcuni stati europei, il neo Stato Italiano aveva l’esigenza di creare una propria organizzazione militare, sostituire i vecchi armamenti, allestire una vera flotta e definire le posizioni strategiche da fortificare.Tra le città di mare che furono ritenute strategicamente fondamentali per la costruzione di piazzeforti, ve ne furono 3 in particolare: a nord-ovest Genova e La Spezia a sud lo Stretto di Messina per il suo importante ruolo strategico nel Mediterraneo. Le ventidue fortezze, ideate dal Generale Mezzacapo, furono dislocate sia sul versante peloritano e sia sul versante aspromontano.Nel territorio messinese furono costruiti tredici forti denominati batterie, tutte orientate verso il mare a controllo dello stretto, e situate sulle montagne dominanti Messina, in modo da assicurare non solo il controllo sul mare, ma anche sulle strade e sui valichi montani. Sfruttando la morfologia del terrirorio, i forti furono costruiti scavando la parte interna di una collina, in modo che le strutture fossero protette dalla montagna e nello stesso tempo fossero invisibili dal mare. Ubicazione dei Forti Umbertini nel territorio messinese
1) Batteria Monte dei Centri, 2) Batteria Puntal Ferraro, 3) Batteria G. Cavalli, 4) Forte Campone, 5) Batteria Schiaffino, 6) Batteria Mangialupi, 7) Batteria Pettrazza, 8) Batteria Ogliastri, 9) Batteria S. Jachiddu, 10) Batteria Crispi, 11) Batteria Casotto, 12) Batteria Serro La Croce, 13) Batteria Dinnammare. Le fortificazioni, chiamate Forti Umbertini in riferimento all’epoca ed al sovrano allora regnante, in realtà non ebbero effettivamente il ruolo bellico per cui erano stati edificati, tranne nella seconda guerra mondiale, quando dovettero far fronte ad un nemico che non veniva dal mare ma dal cielo. Furono installate, quindi, artiglierie contraeree per cercare di contrastare le incursioni dell’aviazione anglo-americana.I forti ancora integri, tranne quello di Dinnammare, rappresentano, per la città di Messina, un esempio di architettura militare unico nel suo genere, sia per la posizione strategica sia per il suggestivo panorama che si gode da queste opere.
Dichiarato bene storico-artistico, il forte è stato recuperato e reso fruibile alla collettività dall’Associazione “Comunità Zancle”-ONLUS, che lo ha ottenuto in concessione demaniale nell’anno 2000. 
La sua pianta è quella classica trapezoidale, con il fossato ben conservato. Aveva otto piazzole per obici, più due piattaforme semicircolari laterali per i cannoni, tutt’oggi visibili malgrado i lavori di ripiastrellamento subiti nel tempo.Grazie all’attività dei concessionari, oggi, il forte è in buone condizioni e varie iniziative coinvolgono scuole, famiglie, associazionismo giovanile e cittadini, desiderosi di riappropriarsi di un patrimonio che appartiene ad una città privata della sua storia dal terremoto del 1908. 
Costruito per controllare l’area centrale dello Stretto, il forte, sorge su un rilievo abbastanza elevato.E’ circondato da una rigogliosa vegetazione e il panorama che si può ammirare è davvero stupendo. La pianta è quella classica trapezoidale e la struttura è composta da tre piani, collegati da due rampe centrali e da scale di sevizio interne ed esterne. Nonostante il degrado e i vari saccheggi che ha subito negli anni, grazie all’impegno dei concessionari, è stato brillantemente recuperato e reso fruibile alla collettività. Oggi il forte è diventato il Parco Ecologico San Jachiddu, al suo interno si svolgono molteplici attività e iniziative culturali; vi sono spazi attrezzati e si tengono corsi di restauro e di ceramica. Si organizzano visite guidate ed escursioni, che offrono la possibilità di osservare la flora e la fauna dei Monti Peloritani di Messina e, in primavera, il passaggio di migliaia di uccelli migratori. |