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Messina - Il mito - la preistoria - i Greci - i Romani |
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Angelo Montorsoli, Orione, part. del Fonte Orione. Messina, piazza Duomo.
I Greci attribuirono la fondazione di Zancle al re siculo Zanclo, il quale per abbellire e fortificare la città chiamò il gigante Orione noto, oltre che per la sua bellezza e bontà, anche per essere un bravissimo architetto e un cacciatore formidabile. Orione non era il primo gigante che era giunto in quei luoghi, infatti, il gigante Peloro, che in greco significa prodigio, secondo Esiodo, si era già stabilito lì per difendere la Sicilia da Tifeo, che in preda all’ira sputava fuoco dall’Etna. Orione era figlio del dio Poseidone e del padre umano Ireo. Secondo la leggenda un povero contadino, un giorno, ospitò a casa sua il dio, il quale grato per l’accoglienza gli disse di esprimere un desiderio che gli sarebbe stato concesso. Il contadino, in effetti, desiderava un figlio, ma non aveva una donna. Il dio rassicurandolo gli disse di coricarsi per nove mesi con una pelle di vacca, e di star certo che dopo sarebbe nato un bambino. Così fu…. e Ireo chiamò il bambino Orione. Orione, chiamato dunque da Zanclo, fortificò il porto, abbellì la città ed edificò un tempio in onore a suo padre Poseidone. Venne ucciso per errore da Artemide che, disperata, invocò l’aiuto del padre Zeus per riportarlo in vita. Ma Zeus non potè far nulla, in quanto la durata della vita era di pertinenza solo del Fato. Per non deludere, però, la figlia, lo trasformò in una costellazione e accanto pose il fedele cane Sirio, la Lepre simbolo della caccia e le Pleiadi di cui era perdutamente innamorato. |