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Messina - La ricostruzione |
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Messina Storia & Arte -
Messina Storia & Arte (progetto Comenius)
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 La situazione era talmente drammatica che non si sapeva cosa fare di quello che restava di Messina.
La ricostruzione sembrava impossibile. C’era chi sosteneva che la cosa giusta sarebbe stata quella di sgombrare la città e demolirla, assicurando ai pochi cittadini rimasti una vita altrove.Bombardare, incendiare, coprire con la calce…. Messina solo come testa di linea ferroviaria per le comunicazioni con il continente. Furono proposte tante soluzioni, ma le poche migliaia di persone rimaste non intendevano andarsene; volevano fermamente restare e continuare a vivere nella loro città. Il buon senso e una maggiore lucidità fecero sì che si decidesse per la ricostruzione e così, ancora una volta, Messina risorse dalle macerie.
Abbandonata, quindi, l’idea di demolire la città, il Governo approvò i dispositivi di legge per le risorse finanziarie e importanti aiuti giunsero anche da varie parti del mondo.Per far fronte ai bisogni immediati si dette inizio alla costruzione di baracche di legno. Sorsero dei veri e propri quartieri denominati americano, lombardo, svizzero, tedesco ecc.. in segno di riconoscenza verso quei paesi che con i loro aiuti ne avevano consentito la realizzazione. La città di Messina contava, prima del terremoto, circa 140.000 abitanti, ne morirono 80.000 e restò in piedi solo il 2% degli edifici. Il 31 dicembre 1911 il Consiglio Comunale approvò il nuovo Piano Regolatore Generale di Ricostruzione di Messina, preparato da Luigi Borzì, Ingegnere Capo del Comune. La nuova Messina disegnata da Borzì presentava un impianto urbanistico moderno; venne lasciata quasi inalterata la zona viaria intorno al Duomo e applicata una soluzione ortogonale per il resto della città.L’idea era quella di fare di Messina una “Città giardino”, con ampie vie alberate e costruzioni ad “isolati” in cemento armato, che non potevano superare i due piani, in ottemperanza alle nuove e rigorose leggi antisismiche. La Palazzata quasi completamente distrutta dal terremoto, benché l’architetto milanese Augusto Guidini avesse espresso un parere favorevole alla sua ricostruzione in quanto “eliminarla sarebbe stato allora un atto di “vandalismo”, un “grave sfregio alla città, dannoso allo stesso Porto e sommamente doloroso ai superstiti abitanti”, l’ingegnere Borzì, affermò, invece, che per “ragioni di resistenza del sottosuolo sarebbe il più grave errore persistere ora nella riedificazione.La Palazzata non doveva essere ricostruita perché i suoli non lo consentivano”e la città, così, non ebbe più il suo magnifico “Teatro Marittimo. |