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Pagina 1 di 4 Progetto Comenius
 Disegno di Vanessa Tripoli 2AMessina distrutta.Un telegramma con queste due parole giunse al Capo del Governo Giovanni Giolitti più o meno alle ore 15, 25 del 28 Dicembre 1908.
Il telegramma era stato spedito da Antonio Barreca, un ambulantista postale del diretto Messina-Siracusa che, riuscito fortunosamente a raggiungere la stazione di Scaletta, trasmise a Riposto che, a sua volta, inoltrò a Siracusa la prima notizia della catastrofe.La notizia sembrò così paradossale e drammatica che in un primo momento né il Prefetto di Siracusa e né Giolitti vollero credere al tragico evento. Messina era sede della 1ª squadriglia torpediniere della Regia Marina e nel porto si trovavano ancorate le torpediniere “Saffo”, “Serpente”, “Scorpione”, “Spica” e l'incrociatore “Piemonte”. Mentre gli uomini della Saffo alle 8 del mattino riuscivano, con grande difficoltà, a sbarcare a terra per prestare i primi soccorsi, il Tenente di Vascello A. Bellini con la torpediniera Spica salpò malgrado le cattive condizioni del mare e raggiunta Nicotera in Calabria, riuscì a trasmettere il tragico dispaccio telegrafico. Messina dormiva, era una notte tranquilla…, ma il telegrafista Manforte, che aveva i turni di lavoro di notte, era sveglio e così ricorda quei tragici momenti....eravamo in tre al telegrafo, io, il Sig. Sergi e il Sig. Uccello. Io ero alla Morse quando cominciò la scossa, preceduta da un boato spaventoso. Mi alzai immediatamente, ma dovetti appoggiarmi al muro, perché non ci si reggeva in piedi. Le scosse tutte sussultorie venivano a raffiche violente, fittissime: i mobili saltavano in aria, i vetri si rompevano con frastuono e dalle finestre entrava un vento violentissimo; il periodo sussultorio durò una ventina di secondi circa, e fino a quel momento non udii cadere nessuna casa, ma solo un grido altissimo, una invocazione suprema, un gemito di pianto che tutta Messina levava al cielo prima di morire……. Dal libro la "Terra trema " di G. Boatti, Mondatori 2005 Disegno di Chiara Vicari 3BI muri erano sbattuti come foglie; da tutte le case e le finestre una grandine di tegole, di vasi, di parapetti, di davanzali, di cornicioni si abbatteva sulle strade con un frastuono altissimo. Io che prima ero lanciato in aria come una palla, fui scaraventato contro il muro: ebbi il tempo passando dinnanzi alla finestra di scorgere una visione di case crollanti, illuminate da una luce intensissima, che mi abbaglio’, come quella di un’aurora boreale; poi il muro cadde e io rimasi preso contro lo stipite di una finestra, senza farmi male, però, e senza svenire; non vidi nulla, ma udii tutti i rumori; prima un solo crollo, enorme, gigantesco, come se fossero sparati mille cannoni insieme, che mi stordì. Era la morte di Messina e di centomila persone. Poi un rotolare di pietre come il brontolio di un temporale ingrandito mille volte, inframmezzato dai tonfi delle case e delle mura che cadevano e sottolineato da un coro di gemiti e di urla che durò circa mezz’ora. Gli ultimi secondi di movimento tellurico erano stati movimento vorticoso. Mi ricordo che udii cadere le campane della cattedrale, e pensai: addio Messina, addio vita; siamo morti”. Dal libro la "Terra trema " di G. Boatti, Mondatori 2005Disegno di Giada Arena 3DLe registrazioni strumentali permisero di assegnare una magnitudo di Ms=7.5 alla scossa principale e di localizzare l’epicentro in mare tra le città di Messina e di Reggio Calabria. Subito dopo l’evento vennero eseguiti rilievi macrosismici che attribuirono alla scossa principale una intensità di XI grado della scala Percalli. |